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I primi modelli di questa forma di previdenza sono stati creati in Italia da Istituti di Credito, Compagnie Assicurative e Multinazionali a livello “privato” e interno per i loro dipendenti.  Subito dopo sono nati i fondi pensioni “negoziali”, ossia quelli creati sulla base di accordi collettivi, riguardanti la categoria di lavoratori di un determinato settore.

Le banche e le compagnie di assicurazione, poi, hanno dato vita ai fondi pensione aperti, uno strumento a cui possono aderire le persone in forma individuale o su base collettiva. Infine, sono arrivati i piani individuali pensionistici, creati prevalentemente dal mondo assicurativo e con adesione esclusivamente a carattere individuale.

In Italia, dal 1992 ad oggi, parallelamente all’introduzione di strumenti di accantonamento quali i fondi pensione, abbiamo assistito a numerose riforme del sistema pensionistico. La riforma della previdenza complementare più vicina a noi, da un punto di vista temporale e ancora attualmente valida, è quella entrata in vigore nel gennaio 2007

Dal 1° gennaio 2012 è in vigore la legge n. 214 del 22 dicembre 2011, la cosiddetta “Legge Fornero”, che, tra i molteplici interventi, ha definitivamente sancito il passaggio del calcolo delle pensioni dal metodo retributivo, basato sulla retribuzione del lavoratore, al metodo contributivo, sulla base dell’entità dei contributi versati da parte del lavoratore nel corso della carriera lavorativa.

Quello della previdenza complementare, in tal senso, è un tema di assoluta attualità per una serie di motivi:

– il sistema previdenziale pubblico ad un certo punto ha iniziato a erogare più prestazioni pensionistiche rispetto ai contributi che incassava. Questo, nel tempo, ha causato una serie di interventi del legislatore al fine di porvi rimedio e il risultato concreto per le persone è equivalso a una riduzione dell’importo delle pensioni;

– rispetto all’ultimo anno di lavoro, incassare un importo di pensione più basso del 30-40% per il lavoratore rappresenta oggettivamente un problema concreto.

Aprire un fondo pensione, pertanto, diventa oggi un’azione quanto mai necessaria per il lavoratore e, per incentivare l’adesione a questo strumento, il legislatore ha coniato una serie di regole e di norme molto interessanti.

Vediamone alcune:

– dal punto di vista fiscale, la tassazione sui fondi pensione è stata agevolata e le somme versate volontariamente di anno in anno possono essere dedotte fiscalmente dal reddito della persona entro il limite annuo di € 5.164,57;

– all’atto della restituzione all’aderente del capitale versato, questo subirà una tassazione che parte dal 15% e può scendere sino al 9% sulla base del numero di anni di adesione;

– i rendimenti generati dal fondo subiscono, attualmente, una tassazione del 20%.

Sono state previste, inoltre, una serie di regole anche per quanto riguarda la possibilità di riscatto dei fondi pensione, allo scopo di dare agli aderenti la possibilità di attingere alla somma accantonata per questioni legate a problemi di salute o ad acquisti e ristrutturazioni di prime case.

Non esistono obblighi di versamento, ma, di anno in anno, l’aderente può decidere quanto versare all’interno del proprio fondo pensione. Chiaramente, però, per poter contare su un capitale di una certa entità al termine del percorso di accantonamento, è fondamentale la “costanza” nei versamenti.

Arrivati all’atto del pensionamento, per l’aderente ad un fondo pensione si aprono varie possibilità:

  • se continua a lavorare, può mantenere aperto il fondo pensione e continuare a versare, beneficiando dei vantaggi fiscali previsti della legge e incrementando così la sua posizione individuale;
  • può chiedere la liquidazione del fondo, ottenendo una rendita (la pensione integrativa);
  • può chiedere la liquidazione del 50% di quanto presente all’interno del fondo e ricevere l’altro 50% sotto forma di rendita;
  • in casi particolari potrà essere concessa la liquidazione del 100% del capitale presente all’interno del fondo pensione, escludendo quindi la rendita.

 

Attualmente in Italia circa 1 Italiano su 3 ha aderito alla previdenza complementare e il trend di adesione è in costante crescita di anno in anno, a dimostrazione del fatto che i lavoratori stanno comprendendo l’importanza e, per certi versi, la necessità di dotarsi di questo strumento.

L’adesione alla previdenza complementare può essere estesa anche ai soggetti fiscalmente a carico, come i minori. Infatti, è possibile aprire un fondo pensione per i propri figli, versando una cifra minima che potrà essere dedotta fiscalmente dalla propria dichiarazione dei redditi. In questo modo partirà il cosiddetto contatore previdenziale del fondo pensione, che, all’atto della liquidazione futura, vedrà le somme contenute nel fondo tassate al minimo, ovvero al 9%.

Allo scopo di individuare nella maniera più corretta possibile quale sia l’ammontare di versamenti annui da prendere in considerazione per poter contare all’atto del pensionamento su una somma accantonata sufficientemente capiente, noi di Triveneto Assicura ci avvaliamo di un innovativo sistema di diagnosi. Come funziona? Dapprima simuliamo l’entità delle pensioni future e, solo dopo aver identificato questi dati, determiniamo il da farsi in base ai risultati ottenuti.

Se vuoi approfondire l’argomento, il team di Triveneto Assicura è pronto per rispondere alle tue domande e consigliarti la soluzione più adatta alle tue esigenze.

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